Riflessione personale dopo la scelta del Comune di Como di abbattere gli alberi in via XX Settembre
Ci sono decisioni che, pur piccole nella loro materialità, rivelano molto più di quanto sembrino. L’abbattimento dei ciliegi in via XX Settembre è una di queste.
Si potrebbe liquidare tutto come un intervento tecnico: alberi vecchi, radici che sollevano il marciapiede, lavori necessari. E invece no. Perché qui non parliamo soltanto di tronchi e rami: parliamo di fiducia, di comunità, di coerenza tra parole e azioni.
Il Comune aveva fatto una promessa ai bambini delle scuole di Como: i ciliegi saranno ripiantati. Una promessa semplice, di quelle che i più piccoli prendono sul serio – molto più sul serio di noi adulti.
E quando una promessa fatta a dei bambini non viene mantenuta, non è un dettaglio: è un messaggio.
Per questo stamattina, durante il sit-in, non si protestava solo contro una motosega. Si difendeva l’idea che l’amministrazione pubblica debba essere credibile, che la città debba essere un luogo che cresce insieme a chi la abita, non contro di loro.
In questi mesi, abbiamo imparato quanto una comunità sappia unirsi quando sente che qualcosa non torna. Lo abbiamo visto con le scuole. Lo abbiamo visto con la piscina di via del Dos. Lo rivediamo ora, sotto a dei ciliegi che non ci sono più ma che hanno smosso coscienze e domande.
Perché il punto è semplice:
Se tagli un albero, lo devi spiegare.
Se prometti di ripiantarlo, lo devi fare.
Se lo fai senza ascoltare, stai scegliendo un modello di città che non dialoga.
E allora la domanda che dovremmo porci non è “perché abbattere dei ciliegi?”, ma:
Che città vogliamo diventare? Una città che conserva, che ascolta, che coinvolge? Oppure una città che decide senza guardare negli occhi i suoi cittadini – e i suoi bambini?

Ma ciò che serve davvero ricostruire è qualcosa di più grande:
la fiducia che tra istituzioni e cittadini si possano ancora mantenere le parole date.
Una città cresce come un albero:
ha bisogno di radici solide, cura costante, scelte responsabili.
E soprattutto ha bisogno che nessuno, mai, consideri le persone come un dettaglio.
Non i bambini, certo — che sono il nostro futuro —
ma neppure i cittadini che ogni giorno vivono la città, la attraversano, la sostengono.
E tra loro, ancor più, vanno tutelate le persone più fragili:
chi ha meno voce, chi non ha gli strumenti per farsi ascoltare, chi subisce le decisioni senza poterle influenzare.
Una città che ignora i suoi cittadini più fragili non taglia solo un albero:
taglia il legame di fiducia su cui dovrebbe crescere.

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