Questa mattina ho partecipato alla sessione Young della Lario Fiera di Erba. Ho avuto l’occasione di raccontare qualcosa che spesso diamo per scontato: il valore del lavoro pubblico.

Un valore che troppo spesso viene oscurato da stereotipi, narrazioni superficiali e da una rappresentazione mediatica che, negli anni, ha contribuito a svalutare un intero settore.

Eppure, dietro quelle etichette ingiuste, ci sono persone.

Ci sono lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono servizi essenziali ai cittadini, anche oltre i limiti dei propri compiti istituzionali. Lo fanno con passione, con dedizione, con orgoglio.

Lo fanno per il territorio.

Il ruolo degli Enti territoriali? Più vicino ai cittadini di quanto si pensi

Quando parliamo di pubblico impiego è importante ricordare che molte delle attività che incidono sulla vita quotidiana di migliaia di persone sono nelle mani degli enti territoriali.

Nel caso della Provincia di Como, parliamo di strade, scuole superiori, formazione, ambiente, sicurezza.

Servizi che devono essere garantiti con regolarità, con attenzione, con cura.

Ed è proprio per questo che abbiamo bisogno di nuove energie.

Un problema culturale e un problema economico

Negli ultimi anni il pubblico impiego è stato raccontato in modo distorto:

• sui giornali,

• sui social,

• persino in film comici.

Un racconto che ha creato distanza, quasi diffidenza.

Ma la verità è molto diversa: il settore pubblico ha bisogno di essere valorizzato, perché valorizzare il lavoro pubblico significa valorizzare i servizi ai cittadini.

Poi c’è il nodo economico, altrettanto decisivo.

Oggi le retribuzioni nel pubblico impiego non sono competitive né con il privato né con gli standard europei.

Per questo servono investimenti seri:

per restituire potere d’acquisto a chi già lavora nella PA, per rendere più attrattivi i concorsi, soprattutto negli enti territoriali che registrano pochissime candidature.

Retribuzioni adeguate significano concorrenza sana.

Significano selezionare talenti veri.

Significano avere un futuro per la macchina amministrativa.

Cambiare paradigma: coinvolgere i giovani, davvero

Lo abbiamo detto ai ragazzi oggi: il cambiamento passa anche da loro.

Coinvolgerli non può essere un’azione sporadica, ma un percorso:

• nelle scuole superiori,

• nelle università,

• nei luoghi in cui si formano competenze e identità.

Il pubblico impiego deve diventare una scelta possibile, concreta, dignitosa.

Non un ripiego.

E per farlo serve anche ripensare le modalità di accesso.

Il concorso pubblico, previsto dalla Costituzione, è uno strumento importante, ma oggi mostra limiti evidenti. È spesso poco capace di intercettare ciò che davvero conta: le persone, le loro attitudini, le loro soft skills.

Competenze come:

• saper lavorare in squadra,

• saper comunicare,

• saper risolvere problemi,

• sapersi mettere alla prova.

Soft skills che non emergono in prove nozionistiche ma nella vita, nelle esperienze, nei rapporti umani.

Ascoltare i giovani: desideri, sogni, visioni

Abbiamo provato a fare anche questo: ascoltare.

Chiedere ai ragazzi cosa sognano, cosa immaginano, cosa vorrebbero diventare.

Perché nei loro sogni c’è tutto: la passione, il desiderio, la leggerezza tipica della loro età.

Abbiamo bisogno della loro visione, della loro creatività, della loro capacità di leggere il presente senza i filtri del disincanto.

Conclusione

Raccontare il pubblico impiego ai giovani non significa solo spiegare un bando o una procedura su INPA.

Significa parlare di comunità.

Di servizio.

Di valore del territorio.

Tutte le amministrazioni hanno bisogno di una nuova generazione che scelga di mettere le proprie competenze al servizio del territorio.

Per questo dobbiamo creare le condizioni perché quella scelta sia possibile e desiderabile.

Oggi alla Fiera dell’Orientamento abbiamo fatto un passo.

Piccolo, forse.

Ma necessario.

Io continuo a sognare.

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