La Legge di Bilancio 2026, all’articolo 121, torna a intervenire sull’imposta di soggiorno e lo fa in modo che preoccupa molti Comuni, anche realtà turistiche come Como.
Il testo prevede due novità principali:
1️⃣ La proroga per il 2026 della possibilità di aumentare l’imposta fino a 2 euro per notte, misura già prevista per l’anno giubilare 2025.
2️⃣ L’introduzione di una compartecipazione a favore dello Stato, che tratterrà il 30% del maggior gettito dell’imposta incassato nel 2026 per finanziare due fondi nazionali: uno per le persone con disabilità, l’altro per i minori allontanati dalle famiglie.
A prima vista, si potrebbe pensare a un meccanismo solidale. Ma a guardarlo meglio, emergono diverse criticità.
L’imposta di soggiorno è infatti un tributo locale di scopo, destinato a finanziare interventi connessi al turismo, alla tutela dei beni culturali e ambientali, e ai servizi pubblici che sostengono la pressione dei flussi turistici.
Prelevarne una quota per coprire spese sociali di carattere nazionale significa snaturarne la finalità originaria e introdurre una forma di compartecipazione “verso l’alto” che nulla ha di federalista.
👉 In concreto, la misura penalizza proprio i Comuni turistici — come Como — che già oggi devono far fronte a disagi significativi per i residenti dovuti all’overtourism: traffico, aumento dei costi abitativi, pressione sui servizi, inquinamento e consumo dello spazio pubblico.
In questo senso, la tassa di soggiorno dovrebbe semmai essere estesa e rafforzata, rendendola accessibile anche ai Comuni che, pur non essendo classificati come “a vocazione turistica”, subiscono comunque gli effetti di un turismo concentrato o pendolare. Dovrebbe servire per compensare i cittadini, non per sottrarre risorse ai territori.
C’è poi un evidente problema di coerenza e di equità: su circa 8.000 Comuni italiani, 5.700 sono eleggibili per l’imposta di soggiorno, ma solo 1.382 l’hanno effettivamente attivata.
Ciò significa che solo una parte minoritaria del Paese sarà chiamata a contribuire a fondi di interesse nazionale, creando uno sforzo fiscale poco federalista e molto disomogeneo.
Infine, la norma lascia aperto un nodo tecnico non irrilevante:
non viene chiarito che cosa si intenda per “maggior gettito”.
Il confronto andrà fatto con i valori del 2024 (prima dell’aumento straordinario per l’anno giubilare) o del 2025?
Si considererà solo l’effetto dell’aumento delle aliquote o anche la crescita fisiologica dei pernottamenti?
L’assenza di criteri precisi rischia di generare confusione, disuguaglianze e contenziosi.
📊 In un sistema di finanza locale già fragile, questa misura appare più come una ricerca di risorse rapide che una riforma coerente.
Eppure, per città come Como, servirebbe una riflessione opposta: dare più autonomia ai Comuni nel gestire e reinvestire il gettito del turismo, con regole chiare, trasparenza sull’uso delle risorse e una visione di lungo periodo per conciliare accoglienza e qualità della vita.
#Como #Turismo #ImpostadiSoggiorno #LeggeDiBilancio2026






Lascia un commento